Alcuni da: Il corsaletto degli insetti (della sorte II)

IMG_20150403_070813Raccolta inedita

Il corsaletto degli insetti
(della sorte II)

[…]
Così le stelle ti ci fanno pensare mentre aspetti, all’aria fredda del condizionatore, alla tovaglia bianca del tavolo rotondo, alle sedie imbottite coi braccioli, e lei che se ti vede col piatto vuoto ti richiama indietro per riempirlo ancora, “hey Baby”, ti dice, che rimbomba tutta la sala, che tutti i masticanti seduti, si girano a guardarti. Ed è la cosa più bella del mattino grigio per l’umidità, quel sole nascosto, quel calore nella voce, chiama proprio te, tra tutti, con tutta una dolcezza che non sai. E quel sapore in bocca che resta, anche dopo e si espande, insieme alla colazione, per il corpo in un disagio pallido, come aver rovesciato tutto sulla moquette.

*

Ho tentato di fare di voi Mia madre e Mio padre
Vi ho considerati fratelli e sorelle di sangue.
E poi nulla solo produrre, alimentare, abbellirsi.

 

*

 

Caos disordine Morte termica
conducono all’involuzione. La paura
agghindata da oculata valutazione accertata,

sarebbe l’unica via per il progresso tecnologico
salvezza del bambino-uomo nel topo
asettico e la svendita di altre prove scientifiche,

prendono mano nella mano
la promessa, i milioni
valore in valuta odierna di una certezza

di sonni appagati tranquilli
risvegli in un sangue necessario,
dolore denigrato, ignorato, mistificato

e digestioni lunghe di tutto ciò
che possiamo perché lo possiamo,
assorbire,         e non guardare.

 

*

[…]
Ogni limite è distorto e lo sprofondare fluido nell’umidità divampata, che richiede una resa appena distinguibile dalla mistificazione.

*

Il vento è uno dei luoghi
entro i quali t’incontro
mentre vago assonnata
tra le lenzuola e mi ritrovo
poco dopo sola, nei luoghi
del respiro e(s)terno.

Parlare fra sé genera un rimbombo
cielo con più colori che voci.
Quando un viso tondo sul sentiero
raggomitola luce sulle mani e,
con occhi grandi in corpo bambino,
è radente irradiante intorno.
Non apre bocca, non sussurra.

Nessuna paura, lo sappiamo da noi
chi va per questi boschi ha un bianco
candela e spazi vertigine.
Tra le foglie. Resto a scintillare
dalla sua bocca che non ha parole
ma nei pensieri mi dice: è bene che ci sei.

 

*

[…]
Mentre tu, perso nell’ascolto col braccio allungato nell’attesa, che per un istante ti senti voluto e avvolto, unico e speciale, neanche ti accorgi della coda che hai dietro e degli sguardi sbuffacchianti dei camerieri, come a dirsi ogni mattina, anche pagando, siete proprio tutti uguali.

 

*

Fra le braccia vuote
si deposita un canto
di sirene.

Forse così
mi ricongiungerò
a te.

Dove sei.
Dove risplendi.

 

*

Questo incamminarsi a suon di campane
rintocco di tacchi che s’allontana

nel peso degli sguardi abbandono
e dei rassicurati ogni altro passaggio

opporre resistenza è infrangersi,
affogarsi nel silenzio della migrazione

nella compagnia d’una stanza
che tutto sa, di noi

così vicina, così vicina
al mondo, l’indicibile.

lasceranno un ricordo indelebile
con un vistoso inchino,

batter d’ali
del ritorno.

*

Per questo la pensi forse solo forse poi quando torna a casa per la stradina di foglie e nebbia, che oscura la vista ma non ripara nessuno, e chiama a raccolta tutto il corpo nel buio che è sempre più notte, o quando quello che torna sei tu e ti porti dietro il segno inconfondibile dell’umidità. Tu, e dopo che passano i mesi, ti siedi per caso qui, guardi la parete più vicina alla condensa e non puoi più parlare.

 

*

La pelle per sentirsi
l’orizzonte per l’assenza.

Farsi albero
trovare riparo.
Farsi pagina
invocare l’assenza.

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One thought on “Alcuni da: Il corsaletto degli insetti (della sorte II)

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