La disgregazione dei deserti

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Raccolta inedita (di prossima pubblicazione?)

Alcuni estratti:

Il freddo viene da dentro

[…]

3.

A riconoscere il dentro ci abbiamo provato,
sfuggiva a tutti i tentativi più generali
i fischi sottili ostili –soffiati- con le mani a coppa

e non potrà bastare una gita in macchina il venerdì pomeriggio
lontano dal groviglio imbrogliato degli umori sovrapposti
a danneggiare le supposte resistenze, l’impermeabilità interna

rivoltare i tumulti sommersi, assopiti e soltanto di vista, sussulti
sollecitarli con onde sonore, poi inciampando nella scolastica:
sfuggono, d’istinto coltivato negli anni più avversi e dormiti.

Sogni di latte e disordini.

Sogni di latte e disordini.

[…]

– – – – –

La disgregazione dei deserti

[…]

*

Questi giorni di volute geometriche
non sono che simmetrie irrisolte,

e le ore contate del buio:

fili sottili che scorrono,
iridescenze molli,
perdite di tubi nei muri,
incastri

La terra imbevuta che brucia.

Una mattina ch’è cerchio ch’è promessa.
Queste mattine tra le braccia
e le ruote si permettono il rumore:

simmetrie sfaldate sui blocchetti,
tutta la campagna distesa distribuita,
i passi coi cani del primo sole,
manciate scarse, eh, minuti e poi via.

La terra imbevuta che porta scarpe, affonda radici.

[…]

– – – – –

Safari

[…]

4.

I bambini ci correvano incontro: offrivano
dollari da cambiare e chiedevano caramelle.
Ma eravamo senza denti e nessuna moneta locale.
Abbiamo lasciato i nostri fogli
diventare strati dell’umidità e avremmo
lasciato anche le penne.
Il furgone bianco si allontanava salutando
a destra e a sinistra, con le mani altre mani.
Curvava per la costa e ogni altra cosa
poi svaniva dietro la polvere.

Eravamo rossi di sole ed eravamo
tante lingue sconosciute. Ci siamo guardati
con sospetto per tutto il giorno,
cercando delfini e mangiando sulla spiaggia
all’ombra.

[…]

– – – – –

Resti dalla luce

[…]

In forma latente

Un cane proprio ieri
mi ha raccontato dei ciottoli
e dei vestiti nuovi.

Mi ha raccontato dei magneti
e dei pezzi di cielo,
finiti sui rami.

Ce ne stavamo proprio qui,
seduti tra le foglie e una panchina
e, a colpi di coda, svanivano le ore.

[…]

– – – – –

Life is perfect

[…]

 

II.

da giorni ormai, ricevo immagini
da luoghi che non conosco
lontanissimi

e mi sorprendo,
di non trovarvi alcuna familiarità.

Trovami, sotto questo stesso cielo, che invece
anche io riconosco
denso di piogge e verde
silenzi

notti passate ad ascoltare
le pendenze dell’asfalto
pulsare negli occhi
sulle rive ventose dei laghi

e falchi sui cavalcavia.

Stockholm 66

[…]

– – – – –

 

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